Recensione - Pacilio su 'Dialogo con Dio' di Luca Grancini



Dialogo con Dio di Luca Grancini
Commento poetico di Rita Pacilio

Nel ‘Dialogo con Dio’ Luca Grancini si pone ‘come un bambino indeciso’, o ‘come un bambino che si era perso’ evocando Dio come un interlocutore dell’io poetico. A Lui affida i segni erratici delle sue considerazioni etico-religiose mettendosi a nudo senza protestare, ‘Mettersi a nudo di fronte all’assoluto/ dimettere i propri abiti di nano’.
L’uomo del novecento è totalmente disarmato di fronte all’ispirazione religiosa ed apre un contenzioso con Dio accusandolo di non proteggere abbastanza le proprie creature (Sentimenti del tempo – Ungaretti). La rilevazione sociologica evidenzia  che nel passato si era avvezzi alla legge naturale delle calamità, della guerra e della morte.
Nella modernità, invece, il benessere e la scienza hanno dato l’impressione di poterle gestire o addirittura debellare. Questa l’illusione che ha provocato un forte senso di vuoto facendo avvertire il naufragio e la necessità di ri-mettersi in cammino verso la ‘Terra promessa’. Dio è visto come l’unico detentore delle risposte che quietano l’animo umano superando il dogma, il mistero, l’Istituzione ecclesiastica e il culto.
Tutto si genera in un colloquio intimo con Lui: ‘Ti immaginavo seduto sul mondo’. Grancini instaura un rapporto privato con Dio (Rebora, Toroldo) nel suo viaggio di risalita verso ‘la meta/ la montagna eterna’ con una tenacia romantica che rimanda al Faust di Goethe.
Anche l’oscuramento del bene e del male di Pirandello ne ‘Il fu Matia Pascal’ si trasforma nell’abbandono e nello smarrimento dell’uomo sfociando nello scoramento Schakespeariano di Amleto dilatandosi nel dubbio della fede: ‘solo l’appartenenza dell’idea rivendicavo/ solo quello/ solo la sua realtà io ricercavo/ nulla più’.
Eppure Grancini non si scopre alla deriva, né, perso in se stesso, cancella il Padre: ‘Costruivo Dio con pazienza/ giorno dopo giorno’. Anzi, dà un senso al labirinto esistenziale confortando il lettore con la testimonianza di un Dio che ‘invaderà col miracolo della grazia/ l’anima di chi cerca’.
Lo sfondo mistico non esclude un laico tormento (Rimabaud) mentre l’Autore, senza scampare alla notte in cui la fede vacilla, addomestica il dolore offrendolo al mondo, in ‘Solodieci Poesie’, come un prolungamento etico del proprio ‘Dialogo con Dio’: ‘Solo il tempo di vedere nell’ombra/ le nebbie delle tue cime/ e poi scomparirò/ come un figlio del caso/ nel nulla della distruzione.
Rita Pacilio 

http://www.lietocolle.info/it/r_pacilio_su_grancini.html

Nessun commento:

Posta un commento