Evento - Festival della poesia nella cortesia 15/17 aprile 2016 a San Giorgio del Sannio - Presidente del Centro di cultura 'Tommaso Rossi' Mario Pepe - coordinatrice della manifestazione Rita Pacilio


Festival della poesia nella cortesia 15/17 aprile 2016 a San Giorgio del Sannio - Presidente del Centro di cultura 'Tommaso Rossi' Mario Pepe - coordinatrice della manifestazione Rita Pacilio 
INTERVENTO di GERARDO MASTRULLO, editore La Vita Felice
Care amici e cari amici,
è con rammarico che scrivo queste poche righe in quanto oggi, avrei voluto essere qui con voi a celebrare la poesia. Problemi di salute me lo hanno impedito, ma come vedete, le parole e il pensiero sono più forti del dolore e, quindi, almeno idealmente mi sento qui con voi.
Voglio innanzitutto ringraziare Mario Pepe, presidente del Centro di Cultura “Tommaso Rossi” e Rita Pacilio, nell’infaticabile ruolo di coordinatrice di questo festival dedicato alla poesia, per aver organizzato questo appuntamento a dimostrazione di come il Sud – almeno dal punto di vista culturale e per quanto riguarda la poesia – non ha niente di meno rispetto al Nord.
Ecco, la poesia.
In Italia ci sono molti, troppi poeti o persone che si dicono tali. Decisamente meno sono i lettori, e non solo di poesia, ma i lettori di libri in generale. Numerosissimi anche gli editori di poesia; forse dovremmo dire stampatori perché la maggior parte di questi accetta acriticamente tutti i manoscritti che vengono loro proposti e sfornano decine libri – a volte brutti anche nella qualità grafica e tipografica – che nulla aggiungono al mondo poetico, anzi… con la devastante e sconsiderata sovrapproduzione distraggono e sottraggono attenzione verso i libri buoni e la buona poesia. Ecco, questi editori/stampatori, in cambio di una esclusiva attenzione al mero guadagno, riempiono le nostra caselle postali e quelle mail di libri improbabili di poesia e libri di poesia improbabile.
Essere poeta oggi, essere editore di poesia oggi è un’altra storia.
Donatella Bisutti, alcuni anni fa ha scritto un libro “La poesia salva la vita. Capire noi stessi e il mondo attraverso le parole”, che nonostante parli di poesia è stato un libro di successo. L’obiettivo del libro era quello di far cambiare idee a coloro che dicono di non amare la poesia perché la trovano oscura, difficile, inutile alla nostra vita “moderna”. Forse è proprio questo il problema: i poeti – a volte – amano essere oscuri, difficili, amano non farsi capire e si occupano di aspetti della vita che sono lontanissimi dal nostro quotidiano. Non è così. La poesia non va vista come una tecnica astrusa, bensì come un affascinante, a volte imprevedibile “alfabeto della vita”, “alfabeto del mondo”; la vera connotazione della poesia non è solo letteraria, ma prima ancora è “esistenziale”: riguarda tutti noi semplicemente in quanto esseri umani,
La poesia è la chiave preziosa e insostituibile per entrare in contatto con la parte più vasta e a volte sconosciuta del nostro “essere” che concerne le emozioni, la poesia ci aiuta a viverle e ad esprimerle in modo creativo. Abbiamo infinitamente bisogno delle sue magie e dei suoi giochi per vivere meglio, e ritrovare quello sguardo di meraviglia che andiamo perdendo man mano che cresciamo. Allora la poesia forse non salva la nostra vita, ma può davvero aiutarci a vivere meglio, ci libera dal senso di noia, di inutilità e di malinconia che ci afferra quando la nostra creatività – un dono che spesso non sappiamo di possedere – giace chiusa e dimenticata in un cassetto.
Questo per me il senso della poesia e il senso di essere poeti oggi.
Quale, allora, il senso di essere editori di poesia oggi?
Per me la risposta è molto semplice: essere seri, lavorare con serietà, guardando esclusivamente alla qualità e non al profitto: la poesia e gli editori di poesia sono “fuori” dal mercato editoriale, un mercato peraltro in costante discesa, allora non ha senso cercare il profitto nei libri di poesia.
La casa editrice “La Vita Felice” è nata nel 1992, un week-end di fine settembre, pubblicando proprio un libro di poesia: “Ipotenusa d’Amore” di Alda Merini (ad oggi ne sono state stampate e vendute oltre 10.000 copie) che ha inaugurato anche la collana “Labirinti”, dedicata ai poeti delle letterature del mondo. Negli anni si sono aggiunte le collane “Colloqui di poesia” che ha ospitato testi di De Angelis, Finzi, Sanesi, Cavalli, Carpi, Majorino, Pontiggia, “Sguardi”, “Agape” e “Le voci Italiane”, che, con i suoi circa 60 titoli pubblicati in 10 anni, risulta oggi essere una tra le più importanti collane di poesia pubblicate in Italia e che ha raccolto il maggior numero di premi e riconoscimenti attribuiti alla poesia nell’ultimo triennio.
Non voglio però tessere le lodi della casa editrice, ma testimoniare come la qualità del lavoro sulla poesia e l’attenzione costante alla qualità di quello che viene editato (anche e soprattutto grazie alla collaborazione di Diana Battaggia e del comitato che presiede alla lettura e selezione di tutto quello che viene pubblicato nell’ambito della poesia), alla lunga, pagano sempre e costruiscono un’aura positiva intorno alla casa editrice.
Ecco allora, essere editori di poesia oggi vuol dire assumersi la responsabilità di leggere e valutare con attenzione le centinaia di manoscritti che arrivano alla casa editrice, avere il coraggio e la forza di dire no ad almeno il 95% delle proposte pervenute e, una volta selezionati i libri da pubblicare, impegnarsi ancora di più nel promuovere e distribuire i libri pubblicati, farli arrivare ai critici e ai giornalisti perché se ne parli, presentarli ai premi letterari, organizzare presentazioni ed eventi, insomma, per concludere, far sì che una volta che il libro è stato licenziato dalla tipografia, una volta quindi che il libro è nato, far sì che il libro cominci a vivere e che viva il più a lungo possibile.
Lavoro, lavoriamo in questo modo, perché siamo convinti che solo così facendo, le parole che stampiamo nero su bianco, dovrei dire nero su avorio, davvero ci aiutano e aiutano a “vivere meglio”, perché crediamo nella forza dirompente della parola poetica che può abbattere non solo i muri di cemento, ma anche e soprattutto i muri dell’indifferenza, della separazione, dell’odio, muri anche peggiori di quelli di cemento, abbattuto i quali, il mondo ci appare migliore perché è migliore: la parola gentile, la parola poetica forse non salverà il mondo, ma sicuramente lo migliora, ne sono convinto.
Grazie della vostra attenzione
Gerardo Mastrullo
San Giorgio al Sannio (Benevento) oggi 16 aprile 2016



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